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Fun tuning guide 2002
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A cura
di Fabio Mazzoni del SAIL DESIGN TEAM Elvstrom Sails
Uno dei motti più famosi nel settore della
vela agonistica è il seguente: "Boat
speed makes you a tactical genius" (trad.:
La velocità della barca ti fa diventare
un genio della tattica).
Non è un mistero, infatti, che anche il
miglior regatante si trova in seria difficoltà
e raramente riesce a vincere quando la sua barca
non è all'altezza di quella dei concorrenti.
Per contro, chi dispone del mezzo più veloce,
se riesce a partire sufficientemente bene, può
limitarsi a controllare gli avversari marcandoli,
perché sa che riuscirà a superarli
(o impedirà loro di sorpassarlo) grazie
alla sola velocità.
Dopo lunghi anni di esperienza nelle classi monotipo,
e nella classe FUN in particolare, abbiamo dunque
predisposto questa breve (e ci auguriamo semplice)
guida tecnica per consentire a chi abbia acquistato
le nostre vele di sfuttarne al massimo le potenzialità.
La
preparazione della barca
Almeno in prima approssimazione, la velocita`
di un' imbarcazione è il risultato dell'
equilibrio tra la spinta aerodinamica creata dalle
vele e la resistenza idrodinamica dello scafo
e delle appendici.
E' dunque importante occuparsi sia di ottenere
la massima spinta dalle vele, sia di diminuire
la resistenza dello scafo e delle appendici nell'acqua.
Lo
scafo
Gli scafi del FUN, per quanto costruiti, nell'arco
della storia della classe, da quattro differenti
cantieri, non presentano differenze di forma apprezzabili,
soprattutto per quanto riguarda l'opera viva,
cioè la parte immersa.
L'unico aspetto da curare con attenzione è
la preparazione della superficie bagnata.
Personalmente prediligiamo la c.d. "teoria
dell'opaco", cioè riteniamo vantaggioso
che lo scafo sia perfettamente liscio e lievemente
opaco, cioè pulito con pagliette leggermente
abrasive o carta vetrata finissima (1000) per
eliminare tutte le impurità.
Eventuali bolle o rutture del gel-coat devono
essere accuratamente spianate e/o stuccate.
Se il Vostro FUN rimane in acqua tutto l'anno
e quindi la carena è trattata con antivegetativa,
carteggiate la superficie prima di ogni regata
o, meglio, utilizzate vernici autoleviganti.
Se nello scafo sono state praticate delle aperture
(ad es. passascafo del log) create delle raccordature
di stucco in direzione prua-poppa ed incassate
comunque il più possibile nello scafo le
sporgenze.
Sotto coperta, installate dei tenditori di acciaio
(meglio se regolabili con degli arridatoi) che
colleghino la parte inferiore della paratia principale
(quella a fianco del supporto dell'albero) agli
attacchi delle lande, onde evitare che quest'ultime,
sollecitate dalla tensione delle sartie, possano
cedere deformando la coperta.
La pinna
di deriva
La deriva del FUN è basculante ma in regata
deve rimanere (ed è conveniente che rimanga)
del tutto abbassata.
Il regolamento di stazza vieta di raccordare
la deriva allo scassa in modo permanente, che
impedisca il normale movimento del bulbo.
In passato alcuni "furbi" hanno tentato
stuccature "invisibili", anche a base
di silicone, con risultati modesti.
E' sufficiente, invece, predisporre delle guance
(o patelette) sagomate da fissare alla scassa,
sotto lo scafo (tutti i cantieri che si occupano
di FUN sono ormai esperti in proposito), in modo
tale che vadano ad appoggiare contro la deriva
quando questa è totalmente abbassata, senza
ostacolarne il moto. Il piccolo scalino che rimane
tra deriva e guance non crea una gran resistenza.
In navigazione, dopo aver abbassato completamente
la deriva è bene recuperare un giro perchè
la deriva medesima non sia completamente libera;
in quest'ultimo caso, infatti, potrebbe muoversi
per effetto delle onde, provocando violenti contraccolpi
dannosi sia per la velocità della barca,
sia per le strutture.
Il
timone
Il timone è trattenuto da una scatola
che va posizionata nell'apposito alloggiamento.
Curate che la scatola sia perfettamente stagna.
Una infiltrazione d'acqua anche modesta può
creare un considerevole appesantimento della poppa
senza che l'equipaggio se ne accorga.
E' consigliabile praticare una piccola apertura
nella parte superiore della scatola ed installarvi
un tappo a tenuta stagna, per poterla svuotare
all'occorrenza.
E' importante che, a scatola posizionata nell'alloggiamento,
non si creino gradini tra lo scafo e la parte
inferiore della scatola stessa. Soprattutto, è
assai dannoso se la scatola sporge sotto lo scafo.
In tal caso basta stuccare lievemente la parte
inferiore dell'interno dell'alloggiamento della
scatola nello scafo, per trattenere la discesa
della scatola medesima.
E' importante anche che la scatola non si muova
durante la navigazione. Se i chiavistelli forniti
dal cantiere non sono sufficienti, si può
posizionare un traverso che prema sulla faccia
superiore della scatola stessa, bloccandolo in
coperta o con due fermi appositi o facendolo passare
sotto i cavallotti dell'archetto della randa.
Un buon timone deve essere morbido da manovrare
ma privo di gioco.
Quando la scatola è a filo dello scafo,
è bene che tra la parte superiore della
pala e la scatola vi sia il minor spazio possibile.
Per ottenere questo risultato ponete fra la testa
del timone e la scatola dei sottili spessori (degli
anelli di teflon o di acetato vanno benissimo)
in modo da sollevare la pala, facendo però
attenzione a non esagerare poichè in tal
caso verebbe impedita la rotazione della pala
sotto lo scafo.
Su molte imbarcazioni abbiamo constatato l'inadeguatezza
delle boccole in nylon fornite dal cantiere. E'
opportuno sostituirle con boccole in teflon.
Questo materiale, infatti, non è igroscopico
(non si gonfia con l'acqua) per cui è possibile
rettificare le boccole in modo da non lasciare
alcun gioco (come invece si deve fare quando si
prevede che le boccole possano gonfiarsi).
I complessi timone-scatola forniti dai cantieri
sono di solito assai più pesanti del minimo
di stazza. Tuttavia il regolamento vieta di alleggerire
i timoni o di farseli costruire più leggeri
da cantieri non autorizzati. E' importante dunque,
per risparmiare il maggior peso possibile, sostituire
la testa del timone in metallo con una in teflon
o nylon.
Facendo ciò è anche possibile modificarne
leggermente il disegno per consentire un migliore
movimento alto-basso della barra.
Personalmente consigliamo di tenere la barra
piuttosto bassa (a circa 20-25 cm. dal fondo del
pozzetto) per facilitare il passaggio del timoniere
sulle altre mura in virata.
Inoltre, è bene che non sia possibile alzare
la barra tanto da rendere inefficaci i fermi alla
rotazione incorporati nella scatola.
E' vero che così facendo si acquisisce
maggiore manovrabilità.
Tuttavia la funzione dei perni è impedire
che l'eccessiva rotazione della pala provochi
una collisione (che in manovra può essere
violenta) fra la parte superiore della pala medesima
e la parte inferiore dello scafo, collisione cui
di solito conseguono il bloccaggio della pala
e la sua rottura o il piegamento dell'asse del
timone.
La
coperta
Il posizionamento dell'attrezzatura di coperta,
come fornita dal cantiere, è in gran parte
adeguato alle esigenze della regata.
E' opportuno però che il paterazzo, per
quanto poco usato, sia comunque rinviato su entrambe
le murate a portata di mano del timoniere e ben
separato dalle volanti.
Per le volanti consigliamo uno strozzatore a
due ganasce sia per la volante grossa che per
la volante fine.
L'archetto della randa, di serie in cavo di acciaio,
può essere sostituito con uno stroppo in
spectra di 6 mm. ed allungato in modo tale che,
a scotta ben cazzata, il bozzello sul boma e quello
attaccato all'archetto si uniscano.
E' necessario tuttavia fare attenzione che il
bozzello sia fissato esattamente nel centro dell'archetto,
perchè il boma mantenga la stessa posizione
rispetto all'asse della barca su entrambi i bordi
di bolina.
Per la scotta randa è assai vantaggioso
il circuito sdoppiato, che consente di usufruire
di un paranco 2:1 per le regolazioni fini ed 1:1
per cazzare rapidamente nelle andature portanti
o in strambata.
Per regolamentto di stazza, in pozzetto possono
essere posizionati solo due strozzascotte per
parte da utilizzare per genoa e spinnaker, anche
se ultimamente lo stazzatore della classe ha tollerato
la presenza di un terzo strozzatore.
La collocazione dei due strozzatori è libera.
Riteniamo inutile rivolgere lo strozzascotte del
genoa verso il winch: la vela, in regata, si cazza
solo a mano.
Pertanto utilizzate uno strozzatore per il genoa
(rivolto verso sopravvento e posto sul margine
dell'antisdrucciolo) ed uno per lo spinnaker (posto
di fronte alla pastecca piana, un po' spostato
verso poppa), che serva per bloccare il braccio
nelle andature portanti senza impedire la scorrevolezza
della scotta e provocare intralcio con la scotta
del genoa.
Per quanto riguarda le manovre all'albero, devono
essere sdoppiati su entrambi i lati il vang (che
deve stare all'esterno per poter essere lascato
facilmente durante i laschi stretti dal prodiere
che sta in falchetta) ed il carrello del fiocco
autovirante.
Il caricabasso ed il caricaalto sono più
efficaci se posizionati più a prua, a fianco
degli stopper delle drizze, perchè il prodiere
per manovrarli non sia costretto a rientrare nel
pozzetto.
Alla scotta del fiocco autovirante si può
aggiungere un rinvio a prua per ottenere un paranco
6:1 anzichè 4:1.
Per evitare le fastidiose spinature, la parte
terminale della scotta, in acciaio inox, può
essere sostituita con un cavo di spectra da 6
mm.
La scotta del fiocco autovirante viene di solito
utilizzata anche come tacking-line, ma a quest'ultimo
scopo può anche essere aggiunta una scottina
apposita.
LE
ANTENNE
Il boma
Il boma non necessita di particolari interventi.
Qualora l'estruso sia stato tagliato troppo lungo,
si può eliminare il materiale in eccesso
tra il terminale dei rinvii ed il segno di stazza
della base randa.
Si deve fare però attenzione che il bozzello
di poppa della randa sia fissato il più
possibile verso l'estremità, in modo che
la scotta della randa lavori in asse con la balumina
della vela e con l'archetto.
Per ragioni di sicurezza, è sconsigliabile
che i sistemi di alloggio del tangone sul boma
siano costituiti da ferramenta metallica sporgente.
Il migliore compromesso per praticità e
salvaguardia dell'equipaggio in caso di "bomate"
involontarie si raggiunge fissando al boma con
due rivetti per parte due tubi di plastica un
po' rigida (ad es. canna dell'acqua di 3 cm. di
diametro) posizionati a spirale.
Per evitare che il caricabasso in bando intralci
il pozzetto quando il tangone è raccolto
sul boma, basta far scorrere il basso medesimo
dentro un bozzellino fissato con un elastico all'anello
di aggancio del tangone sull'albero.
Se nel boma sono armate due borose per terzaroli,
una può essere rimossa poichè in
genere le rande moderne non prevedono la possibilità
di prendere la seconda mano.
Anche la prima mano non si usa quasi mai per
cui la relativa borosa deve essere il più
leggera possibile.
L'albero
Per ottenere la maggiore efficienza del piano
velico è bene che l'albero sia il più
inclinato possibile verso poppa (massimo rake).
La distanza tra il centro del perno dell'attacco
dello strallo di prua sull'albero ed il centro
dell'angolo tra la ruota di prua e la coperta
dovrà raggiungere la misura massima di
stazza (8230 mm).
A sua volta l'attacco dello strallo di prua sull'albero
dovrà rimanere il più in basso possibile.
Peraltro, poichè l'attacco è solidale
con i rinvii delle drizze di genoa e spinnaker
e quindi non lo si può spostare, l'unico
intervento fattibile è accorciare l'albero,
rispettando però la misura dell'altezza
minima della trozza del boma dal piano di coperta
(725 mm).
Le sartie alte devono essere fissate sulla landa
di prua e quelle basse sulla landa di poppa.
Le crocette devono essere piatte (non angolate
verso poppa), rettilinee e leggermente inclinate
verso l'alto. La loro lunghezza deve essere al
minimo di stazza .
Se l'estruso è stato tagliato troppo lungo,
per riparmiare inutile peso in alto è possibile
eliminare il materiale in eccesso tra il segno
di stazza alto della randa ed il terminale di
rinvio della drizza e di aggancio del paterazzo.
Attenzione però a non esagerare, poichè
potrebbero crearsi intralci ai movimenti della
tavoletta del randa e perchè potrebbe diventare
difficoltoso fissare nuovamente il terminale in
un punto dell'estruso meno rastremato e quindi
più largo.
E' opportuno aggiungere un elastico che colleghi
tra loro le due volanti a circa un metro dal loro
aggancio sull'albero e passi a prua dell'albero,
che sia teso in modo tale da richiamare verso
prua una volante quando l'altra è cazzata.
Un'altro elastico dovrà congiungere tra
loro le due estremità inferiori del cavo
d'acciaio delle volanti, passando per un piccolo
bozzello da fissare al paterazzo ad almeno 3 m.
di altezza rispetto al piano di coperta, con la
funzione di richiamare verso l'alto una volante
quando l'altra è in tensione.
Sulla parte anteriore del'albero è bene
fissare entrambi gli agganci del tangone consentiti
dalla stazza; uno alla massima altezza, da utilizzare
in poppa, l'altro circa 40 cm. più in basso,
da utilizzare nei laschi stretti e con poco vento.
Il
tangone
Il tangone dovrà essere della massima
lunghezza di stazza (2640 mm) ed il più
leggero possibile, purchè non si fletta.
Deve essere munito di un bilancino sia sopra
che sotto, che può essere realizzato sia
in cavo di acciaio, sia (meglio) in spectra (scalzato)
da 6 mm.
LE
REGOLAZIONI
L'albero
La posizione dell'albero, appoggiato in coperta,
è fissa. Controllate che la misura della
J (distanza tra la mura del genoa e la faccia
anteriore dell'albero) sia quella massima di stazza
(2650 mm).
Verificate poi che l'albero sia centrato lateralmente.
Per fare ciò lascate completamente le sartie
alte e tesate leggermente le sartie basse.
Quindi con la drizza della randa issate l'estremità
di una rotella metrica sino alle crocette, dopo
aver inserito nel punto di aggancio della drizza
alla rotella un cursore, che durante l'issata
dovrete far scorrere nella canaletta dell'albero.
E' importante anche fissare al cursore una cima
per poterlo trattenere verso il basso durante
la misurazione (il che la rende più attendibile
quando Vi spostate da una murata all'altra) e
per poterlo recuperare al termine delle operazioni.
Misurate infine che la distanza tra il centro
della canaletta della randa e la coperta, in corrispondenza
delle lande, sia uguale da entrambi i lati.
Raggiunta la centratura dell'albero con le sartie
basse, è bene ripetere l'operazione posizionando
il cursore all'altezza dell'attacco dello strallo
di prua e tesando gradualmente le sartie alte.
Fate attenzione che l'albero del FUN è
piuttosto "molle" per cui tende ad andare
in compressione, cioè a sviluppare delle
deformazioni laterali e ad "imbarcarsi"
non perchè le tensioni applicate di lato
siano differenti, ma solo per la forza verso il
basso creata dalle sartie in tensione.
Perciò quando regolate l'albero, curate
di farlo sempre con la prua al vento (meglio se
a terra) e lavorate sugli arridatoi pochi giri
per volta, cercando di mantenere pari tensione
da ambo i lati.
Il medesimo principio vale anche quando abbattete
o raddrizzate l'albero.
La tensione ottimale delle sartie con vento medio
(5-6 m/sec.), misurata a circa 150 cm. dalla coperta
con un tensiometro Super spars per sartie da 6
mm. è la seguente:
SARTIE ALTE 17 (~ 165 kg) SARTIE BASSE 18 (~
172 kg)
In generale, il problema del FUN è contenere
la flessione della parte bassa dell'albero, che
tende a cedere molto più della parte alta.
Per garantire una maggiore velocità e soprattutto
un minore angolo di prua rispetto al vento in
tutte le condizioni, è necessario che l'albero
rimanga dritto e quindi che le sartie basse siano
leggermente più tese di quelle alte, man
mano che aumenta la forza del vento.
Volendo poi adeguare la flessione dell'albero
al mutare delle condizioni, potrete partire dalla
menzionata regolazione e lascare le sartie, in
caso di vento leggero, oppure cazzarle in caso
di vento forte.
Poichè una rotazione di un giro dell'arridatoio
fa molto più effetto sulle sartie basse
che su quelle alte, semplicemente lascando (o
cazzando) lo stesso numero di giri degli arridatoi
otterrete il risultato desiderato, che è
quello di diminuire la tensione delle sartie basse,
rispetto alle alte, con poco vento e viceversa
con tanto vento.
In ogni caso sconsigliamo di uscire dai seguenti
margini:
vento 0-1 m/sec. SARTIE ALTE 16 (~ 150 kg) SARTIE
BASSE 14 (~140 kg)
vento 11-12 m/sec. e oltre SARTIE ALTE 23 (~ 230
kg) SARTIE BASSE 25 (~ 260 kg)
Tenete presente, valutando queste regolazioni,
che esistono sempre delle differenze sia nelle
caratteristiche meccaniche del singolo albero
o della singola sartia, sia nei parametri dei
tensiometri, che possono essere di marche differenti
oppure più o meno usati.
Un buon punto di riferimento può essere
il seguente: controllate che il vostro albero,
sotto vela, non fletta lateralmente, nè
in corrispondenza dell'attacco delle sartie basse,
nè in corrispondenza dell'attacco delle
sartie alte; le sartie sottovento devono essere
leggermente scariche, quelle basse un po' di più
di quelle alte, ma comunque non completamente
in bando.
Le
volanti
Un capitolo a parte meritano le volanti, vero
e proprio accelleratore del FUN.
Atteso che l'albero è estremamente mobile
in senso longitudinale, essendo solo appoggiato
in coperta e trattenuto da crocette piatte (non
rivolte verso poppa, come ad es. nel J/24) la
volante regola prima di tutto la tensione dello
strallo di prua, poi la flessione dell'albero.
In genere, di bolina la volante "grossa"
deve essere sempre tesa, a meno che non ci sia
pochissimo vento.
Con l'aumentare del vento ed anche in relazione
al moto ondoso, dovrà essere cazzata sempre
di più anche la volante "fine",
sino a tenderla al massimo quando l'equipaggio
deve stare tutto seduto in falchetta a bilanciare
lo sbandamento (circa 5-6 m/sec.).
In condizioni variabili, sotto raffica si dovrà
tendere la volante "fine" per poi rilasciarla
subito al calare del vento.
In poppa, invece, le volanti dovono essere lascate
il più possibile per consentire all'albero
di "rovesciarsi" verso prua.
Attenzione a non lascare la volante quando il
paterazzo è cazzato poichè ciò
potrebbe accentuare, anzichè annullare,
la flessione dell'albero, sino a causarne le rottura
se la manovra è eseguita troppo bruscamente.
Le
vele
Il principio fondamentale da osservare sul FUN
(come su quasi tutte le imbarcazioni) nella regolazione
delle vele è che quanto più la barca
rimane piatta sull'acqua, tanto più è
veloce e tanto meno scarroccia sottovento.
La randa
Le regolazioni che influiscono sulla forma (e
quindi sull'efficienza della randa) sono le seguenti:
Drizza:
la mura delle vele Elvstrom Sails è predisposta per
essere fissata con un cursore nella parte bassa
della canalina dell'albero, oppure per essere
vincolata all'albero con uno stroppo (a seconda
dei modelli e delle richieste dell'armatore).
Questo consente alla mura di alzarsi ed abbassarsi,
per seguire le regolazioni del cunningham. La
drizza, pertanto, deve essere tesata sino al segno
superiore di stazza in tutte le condizioni.
Scotta: di bolina
non deve mai essere troppo cazzata. Il punto di
riferimento è il filetto posto in corrispondenza
della stecca alta, che deve sventolare libero
senza essere risucchiato verso il lato sottovento
della balumina se non occasionalmente (non oltre
il 30 % del tempo). Sotto raffica basta lascare
10-15 cm. di scotta per scaricare potenza , senza
bisogno di far sventare tutta la vela.
In poppa la scotta deve essere lascata il più
possibile, fino a che il boma non arriva a toccare
le sartie, facendo attenzione a che la balumina
della vela non sia infastidita dalla volante sottovento.
Vang: è manovra
molto importante perchè consente di flettere
l'albero all'aumentare del vento (soprattutto
nella parte bassa) senza cazzare eccessivamente
la scotta (e quindi senza chiudere la balumina).
Di bolina con poco vento deve essere appena puntato,
per poi essere tesato progressivamente.
Attenzione a non eccedere poichè troppa
tensione del vang fa flettere troppo l'albero.
In tal caso la balumina della randa si tende eccessivamente,
compaiono delle grosse pieghe sulla vela tra la
bugna e l'albero, 2 metri circa sopra la mura,
e la vela sbatte in continuazione.
Questo rallenta inesorabilmente la barca: con
qualsiasi vento, frena di meno una randa ferma
di una che sbatte.
In poppa il vang deve essere moderatamente teso:
il boma deve rimanere sempre a circa 90° con
l'albero per impedire che la balumina si "svergoli".
Cunningham:
serve per avanzare il grasso (la profondità
massima) della randa con l'aumentare del vento.
Dovrà essere del tutto lascato fino a circa
4 m/sec., per poi cazzarlo progressivamente fino
a far sparire tutte le pieghe trasversali all'inferitura.
Va lascato in bando nelle andature portanti.
Base: La randa Elvstrom Sails
ha la base libera, per facilitarne la regolazione.
In bolina con poco vento dovrà essere leggermente
lascata (assenza di pieghe parallele al boma).
A partire da 3 m/sec. va cazzata sempre di più
fino a portare la bugna sino al segno di stazza
(5-6 m/sec.). In condizioni di onda formata (soprattutto
con poco vento) è bene tenere la base un
po' più lascata del normale.
Nelle andature portanti va lascata fino a far
sparire tutte le pieghe parallele al boma, ma
non oltre 7-8 cm. dal segno di stazza, per non
"insaccare" troppo la vela.
Il genoa
Le regolazioni che influiscono sulla forma (e
quindi sull'efficienza del genoa) sono le seguenti:
Drizza: a differenza
delle vele di altre velerie concorrenti, il genoa
Elvstrom Sails è confezionato con una tensione della
fettuccia di inferitura particolare per facilitarne
la regolazione. Non è necessario, pertanto,
tenere la drizza molto molle come spesso si vede
sui campi di regata.
La drizza deve essere tesata finchè non
spariscono le antiestetiche (e dannose sotto il
profilo aerodinamico) pieghe che partono dai garrocci
verso il centro della vela. A quel punto ci si
deve fermare.
Seguendo questo facile principio, la drizza verrà
man mano cazzata con l'aumentare del vento, con
un'escursione massima, vista l'estrema indeformabilità
del tessuto usato, di un paio di centimetri.
Per questo consigliamo di fare un segno sulla
drizza nella regolazione ottimale con vento medio
(3-4 m/sec.) e poi, con questo riferimento, cazzare
1 cm. in meno con poco vento, 1 cm. in più
con tanto vento.
Scotta: di bolina
il genoa va cazzato finchè non rimangono
non più di 3-4 cm. tra l'estremità
della crocetta sottovento e la vela.
Fate attenzione perchè le variazioni nella
forza del vento allontanano o avvicinano molto
la balumina alla crocetta per cui la regolazione
va tenuta sempre sotto controllo, utilizzando
la finestra trasparente appositamente ricavata
nella randa.
La bugna del genoa Elvstrom Sails è tagliata piutosto
bassa per cui tesando la scotta è possibile
che la bugna venga quasi a contatto con il carrello
della rotaia.
Per questo motivo è consigliabile usare
per il genoa una scotta in un unico pezzo, fissata
alla bugna con un nodo parlato o a bocca di lupo.
E' importante che la scotta sia in spectra perchè
è più rigida e quindi scorre meglio
nelle pastecche, rendendo più veloce la
virata.
Un'ultima precauzione riguarda la virata: non
fate puntare le crocette nella vela perchè
ciò ne accorcia notevolmente la durata.
Il punto di scotta
- La posizione del carrello: la bugna del
genoa Elvstrom Sails è dotata di una trim-line, cioè
di una fettuccia blu posta sulla vela che costituisce
il prolungamento ideale della scotta, quando quest'ultima
sia posizionata con il giusto angolo rispetto
alla vela.
Pertanto la posizione del carrello è assai
facile da individuare solo regolandolo in modo
tale che a vela cazzata la scotta sia perfettamente
in asse con la trim-line.
In ogni caso, a vela cazzata la base dovrà
essere appoggiata contro le lande (senza essere
eccessivamente stirata) e la balumina dovrà
rimanere a 3-4 cm. dall'estremità della
crocetta.
Potrete verificare la posizione anche controllando
che i filetti posti sull'inferitura a varie altezze
reagiscano tutti contemporaneamente e nello stesso
modo alle variazioni di rotta.
E' consigliabile aggiungere dei buchi supplementari
a quelli previsti di serie sulle rotaie, in modo
che ci sia almeno un buco ogni 1-1,5 cm.
Ciò perchè in condizioni di onda
formata e poco vento è bene avanzare il
punto di scotta di uno o due buchi.
Quando il vento aumenta sino al limite del genoa
(7-8 m/sec.), poichè cambiare vela durante
una bolina è assolutamente da evitare,
si deve arretrare al massimo il punto di scotta
per aprire la balumina e far scaricare la vela.
Tacking-line: lungo
la base della vela è montata una piccola
fettuccia ad anello (o un occhiello). Collegate
a questa fettuccia la scotta del fiocco autovirante
o un'altra cimetta, rinviata in pozzetto, e cazzatela
in modo tale che impedisca alla base del genoa
di uscire dalle draglie (e non di più).
Questo farà sì che in virata il
genoa rimanga all'interno dei candelieri e Vi
consentirà di cazzare la scotta molto più
velocemente.
RicordateVi però di lascare la tacking-line
in partenza e nei lati di lasco, perchè
altrimenti il genoa non potrà assumere
la sua giusta forma.
Il fiocco autovirante
E' bene sostituire il genoa con il fiocco appena
lo sbandamento della barca diviene eccessivo,
provocando notevole scarroccio. Il limite può
essere individuato in 7-8 m/sec. di vento, ma
varia a seconda del peso dell'equipaggio.
In ogni caso, la minore potenza del fiocco è
spesso compensata dalla maggiore rapidità
della virata.
Drizza: Va tesata
in modo tale che non compaiano pieghe orizzontali
sull'inferitura.
Vale quanto già detto per la drizza del
genoa.
Scotta: La scotta
del fiocco va fissata alla tavoletta di bugna
con un grillo utilizzando il buco centrale o quello
immediatamente superiore.
Con vento medio-forte si può cazzare la
scotta fino a portare la bugna quasi a toccare
la rotaia del carrello.
All'aumentare del vento e del moto ondoso
Fate attenzione perchè le variazioni nella
forza del vento allontanano o avvicinano molto
la balumina alla crocetta per cui la regolazione
va tenuta sempre sotto controllo, utilizzando
la finestra trasparente appositamente ricavata
nella randa.
Lo spi
La particolarita` dello spi Elvstrom Sails e` il tipo di
taglio a lisca di pesce, denominato crosscut.
Questa disposizione dei ferzi permette di ottenere
una superficie esposta massima, rimanendo nei
parametri di stazza e minimizzando l'effetto di
chiusura"a "v" nella parte alta
della vela.
La forma "in volo" che ne risulta ha
un allungamento verticale maggiore, che ne permette
un funzionamento piu` efficiente.
Per rendere al massimo, lo spi Elvstrom Sails deve essere
regolato con le due bugne alla stessa altezza,
controllando continuamente l'altezza del tangone
e la tensione del barber sottovento.
Solo con vento molto leggero si potra` tenere
la bugna sottovento leggermente piu` alta di quella
sopravento, per dare una leggera asimmetria alla
vela.
Bisogna sempre quadrare al massimo e scendere
il piu` possibile. Il risultato sara` una migliore
vmg che fara` guadagnare metri preziosi in poppa.
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